L’ora di Greco di Han Kang
In una Seoul febbrile, una donna perde la parola dopo una serie di traumi e si iscrive a un corso di greco antico, sperando che una lingua radicalmente estranea possa restituirle la voce. L’insegnante che incontra sta invece perdendo la vista. Han Kang avvicina queste due fragilità con una prosa rarefatta, luminosa, attenta al corpo e al silenzio. Più che raccontare una storia lineare, il romanzo esplora ciò che accade quando le parole non bastano e il contatto diventa una forma di linguaggio. Vale la pena leggerlo per la sua delicatezza, per la precisione delle immagini e per la fiducia discreta nella possibilità di raggiungere l’altro anche attraverso la perdita.