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da Il Piacere (di Gabriele D'Annunzio)
Gli articoli - I passi dei libri
Lunedì 31 Marzo 2014 10:50

Aspettò molto. Le sale si empivano rapidamente; le danze incominciavano: nella galleria d'Annibale Caracci le semiddie quiriti lottavan di formosità con le Ariadne, con le Galatee, con le Aurore, con le Diane degli affreschi; le coppie turbinando esalavano profumi...

le mani inguantate delle dame premevano la spalla dei cavalieri; le teste ingemmate si curvavano o si ergevano; certe bocche semiaperte brillavano come la porpora; certe spalle nude luccicavano sparse d'un velo d'umidore; certi seni parevano irrompere dal busto, sotto la veemenza dell'ansia.
- Non ballate, Sperelli? - chiese Gabriella Barbarisi, una fanciulla bruna come l'oliva speciosa, mentre passava a braccio d'un danzatore, agitando con la mano il ventaglio e col sorriso un neo ch'ella aveva in una fossetta presso la bocca.
- Sì, più tardi - rispose Andrea. - Più tardi.
Incurante delle presentazioni e dei saluti, egli sentiva crescere il suo tormento nell'attesa inutile; e girava di sala in sala alla ventura. Il «forse» gli faceva temere ch'Elena non venisse. - E s'ella proprio non veniva? Quando l'avrebbe egli riveduta? - Passò Donna Bianca Dolcebuono; e, senza sapere perché, egli le si mise al fianco dicendole molte frasi cortesi, provando quasi un poco di sollievo in compagnia di lei. Avrebbe voluto parlarle di Elena, interrogarla, rassicurarsi. L'orchestra diè principio a una Mazurka assai molle; e la contessa fiorentina col suo cavaliere entrò nella danza.
Allora Andrea si volse a un gruppo di giovini signori, che stava presso una porta. Eravi Ludovico Barbarisi, eravi il duca di Beffi, con Filippo del Gallo, con Gino Bommìnaco. Guardavano le coppie girare e malignavano un po' grossolanamente. Il Barberisi raccontava d'aver vedute le rotondità del petto alla contessa Lùcoli, ballando il Walzer. Il Bommìnaco domandò:
- Ma come?
- Provaci. Basta chinare gli occhi nel corsage. Ti assicuro che vale la pena...
- Avete badato alle ascelle di Madame Chrysoloras? Guardate!
Il duca di Beffi mostrava una danzatrice che aveva in su la fronte bianca come il marmo di Luni un'accensione di chiome rosse, a similitudine d'una sacerdotessa d'Alma Tadema. Il suo busto era congiunto agli omeri da un semplice nastro, e si scorgevano sotto le ascelle due ciuffi rossastri troppo abbondanti. Il Bommìnaco si mise a ragionare dell'odor singolare che hanno le donne rosse.
- Tu lo conosci bene, quell'odore - disse con malizia il Barbarisi.
- Perché?
- La Micigliano...
Il giovine si compiacque manifestamente di sentir nominare una delle sue amanti. Non protestò, ma rise; poi volgendosi allo Sperelli:
- Che hai stasera? Ti cercava tua cugina, un momento fa. Ora balla con mio fratello. Eccola.
- Guarda! - esclamò Filippo del Gallo. - E' tornata l'Albónico. Balla con Giannetto.
- E' tornata anche la Muti, da una settimana - fece Ludovico. - Che bella creatura!
- E' qui?
- Non l'ho veduta ancóra.
Andrea ebbe al cuore un sussulto, temendo che da qualcuna di quelle bocche fosse per uscire una malignità anche contro di lei. Ma il passaggio della principessa Issé, a braccio del ministro di Danimarca, divagò gli amici. Egli nondimeno sentivasi spingere da una temeraria curiosità a riallacciare il discorso sul nome dell'amata, per sapere, per iscoprire; ma non osò. La Mazurka finiva; il gruppo disperdevasi. «Ella non viene! Ella non viene!» L'inquietudine interiore gli cresceva così fieramente che egli pensò d'abbandonare le sale, poiché il contatto di quella folla eragli insoffribile.
Volgendosi, vide apparire su l'ingresso della galleria la duchessa di Scerni a braccio dell'ambasciatore di Francia. In un attimo, egli incontrò lo sguardo di lei; e gli occhi d'ambedue in quell'attimo, parvero mescolarsi, penetrarsi, beversi. Ambedue sentirono che l'uno cercava l'altra e l'altra l'uno; ambedue sentirono, ad un punto, scendere su l'anima un silenzio, in mezzo a quel rumore, e quasi direi aprirsi un abisso in cui tutto il mondo circostante scomparve sotto la forza d'un pensiero unico.
Ella s'avanzava nell'istoriata galleria del Caracci, dov'era minore la calca, portando un lungo strascico di broccato bianco che la seguiva come un'onda grave sul pavimento. Così bianca e semplice, nel passare volgeva il capo ai molti saluti, mostrando un'aria di stanchezza, sorridendo con un piccolo sforzo visibile che le increspava gli angoli della bocca, mentre gli occhi sembravan più larghi sotto la fronte esangue. Non la fronte sola ma tutte le linee del volto assumevano dall'estremo pallore una tenuità quasi direi psichica.
Ella non era più né la donna seduta alla mensa degli Ateleta, né quella al banco delle vendite, né quella diritta un'istante sul marciapiede della via Sistina. La sua bellezza aveva ora un'espressione di sovrana idealità, che meglio splendeva in mezzo alle altre dame accese in volto dalla danza, eccitate, troppo mobili, un po' convulse. Alcuni uomini, guardandola, rimanevan pensosi. Ella metteva anche negli animi più ottusi o fatui un turbamento, una inquietudine, un'aspirazione indefinibile.
Chi aveva il cuor libero immaginava con un fremito profondo l'amore di lei; chi aveva un'amante provava un oscuro rammarico sognando un'ebrezza sconosciuta, nel cuore non pago; chi recava entro di sé la piaga d'una gelosia o d'un inganno aperta da un'altra donna, sentiva ben che avrebbe potuto guarire.

 

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