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"La scoperta del Fuoco" di Giuseppe Labate
Gli articoli - I racconti
Domenica 07 Novembre 2010 13:04

All’improvviso qualcosa fece rumore, proprio dai cespugli dietro di me. Girai lentamente la testa e presi la mia lancia: aspettavo ormai solo che qualche animale uscisse allo scoperto. Mi sarei aspettato un essere a quattro zampe o una lepre ed invece mi apparve una creatura simile ad una di quelle che, ogni volta, vedo sull’acqua quando mi avvicino. Sembrava poter parlare la mia lingua, ma non ci capivamo. Stranamente non ebbi paura, abbassai la lancia e mi avvicinai.

 

Solo quando andavo al fiume con le altre, avevo visto una creatura simile sullo specchio dell’acqua: adesso questa si stava lentamente avvicinando a me. Aveva molti hee-eeli e l’avrei scambiato per un animale selvaggio se non mi fossi accorta, con molta attenzione, che anche lui usava coprirsi con pelli di orso. Si era avvicinato e adesso mi stava odorando. Io al momento non sapevo cosa fare e non feci niente, fino a quando i nostri visi furono vicinissimi.

Avevo sempre avuto la curiosità di capire cosa ci fosse dentro una creatura e cercai l’unica cavità che sembrava poter rivelare qualcosa: portai il mio viso alla sua Uoca-uocca e cercai di aprirla delicatamente. A quel punto quella creatura fece qualcosa di strano, di cui non avevo mai sentito parlare e che, soprattutto, non avevo mai provato.

I nostri corpi si strinsero ancora di più, come se una forza magica ci avesse catturato insieme. Quando fu abbastanza vicino, cominciai a strofinare le mie ahi-abbra sulle sue: la cosa dovette piacergli molto perché smise subito di curiosare. Poi lui improvvisamente si staccò.

Una sera, mentre tutti gli altri nella grotta dormivano, avevo scoperto che, in un posto dentro di me, c’è un luogo dove si sente un rumore strano: un continuo bbuuum-bbuuum. Proprio a quell’altezza avevo sentito, quando mi ero stretto a quella creatura, che due sassi morbidi si erano appoggiati sulla mia pelle. Solo quando mi allontanai, capì subito cosa fosse stato! Quella creatura aveva sul suo corpo due di quei frutti che vedevo sempre sugli alberi: le Ele-mele, le chiamano i miei amici della grotta.

Non sapevo cosa l’avesse sorpreso, ma stavolta fui io ad avvicinarmi. L’annusai e cominciai ad esplorare la materia di cui era formato e notai molta somiglianza con la mia. Con la mia mano, notai su di lui una larga ef-rhita sul viso, e questa cosa dovette renderlo triste. Stava pensando a quell’episodio forse, uno scontro con una tigre, da solo, in mezzo alla giungla. All’improvviso, un rumore tremendo si sentì sopra di noi e qualcosa di straordinario apparve su un albero.

Non credevo ai miei occhi. Qualcosa di violento era sceso dal cielo ed aveva rotto un albero di fronte a noi. C’era qualcosa di rosso sul tronco, una cosa molto strana che non avevo mai visto. Era una specie di albero magico, che non si spegneva, non finiva di fare i suoi giochi colorati: mi avvicinai e lo fece anche quella creatura.

Non avevo mai visto nulla del genere. Avevo paura, ma mi nascosi dietro quella creatura perché sapevo che mi avrebbe protetta. Sentivo qualcosa di strano sulla mia pelle, come se qualcuno mi stesse toccando, ma non potevo vederlo. Quella creatura mise una mano sull’albero e la tolse subito: scuoteva nell’aria le dita della mano, in un gesto di dolore. Con gli occhi, capì che ero preoccupata per lui. Imparò subito cosa fare. Stavolta fu lui ad avvicinare la sua Uoca-uocca alla mia e rimanemmo così tutto il tempo, fino a quando non smise di cadere Aha-qqua dal cielo.

Anche oggi pioveva e io avevo dimenticato l’ombrello. Nella mia mente, ripercorrevo le tappe che avevano portato l’uomo a tutto questo: il computer, la macchina, il treno..e anche l’ombrello che avevo lasciato a casa. Aspettavo con ansia Giulia alla stazione e mi chiedevo cosa avesse fatto, quando mi avrebbe visto. Ero ansioso: il treno era arrivato. Lei non si vedeva, ma cercavo di alzarmi sulle punte per andare oltre con lo sguardo, ma c’erano solo altri ombrelli con la gente chiusa dentro. All’improvviso, sentì un rumore dietro di me e vidi un pezzo di cappotto che mi voleva coprire la testa. Di fronte ai miei occhi, in quello spazio piccolo, vedevo Giulia sorridere di gusto: mi aveva preso alle spalle. Eravamo io e lei adesso. E pensai alla prima volta in cui un uomo incontrò una donna: la scoperta del fuoco.

 

Commenti  

 
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