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Noi siamo infinito (di Stephen Chbosky, Sperling & Kupfer) - recensione di Giancarlo Giuliani... In quel momento, ti giuro, ci siamo sentiti infiniti...
Gli articoli - Le recensioni
Mercoledì 20 Marzo 2013 11:11

“Qui e ora noi siamo vivi, e giuro che siamo infinito.”
Nella vita di ognuno di noi esistono momenti in cui uno crede davvero di poter pronunciare parole così...

Nel mio caso, per esempio, alcuni istanti imprevisti, non propriamente associati a eventi di rilievo, spesso in uno stato di assoluta inattività, al più di riflessione, in cui ho l’idea di cogliere il senso stesso dell’esistenza, di toccare l’infinito, di farne in qualche modo parte, proprio come accade a Charlie la prima volta, quando sale nell’auto dell’amico Patrick e insieme a Sam, la ragazza di cui è innamorato, si reca a uno dei tanti party della sua giovinezza.

Chbosky prova a rappresentare la complessità del vivere, dell’agire senza perdere nulla lungo il cammino, del rispettare i propri desideri senza rimanere congelati nell’attesa che siano gli altri a venirci incontro, e lo fa tramite Charlie, un personaggio unico che unisce in sé l’amore per la letteratura e per gli amici, l’insicurezza tipica di una certa età e la non consapevolezza della propria intelligenza, ma anche la volontà di lasciarsi andare, di farsi trasportare verso l’infinito, e di mostrare sempre e comunque ciò che ha dentro tramite il pianto o puramente dicendo con coraggio la verità.

La sensibilità di Charlie è al di là di tutto, un potere talmente grande da divenire “patologico”, fuorviante: la sua intelligenza, riconosciuta fin da subito dall’insegnante e amico Bill, che più avanti lo definirà una persona speciale, lo induce a sentirsi diverso dagli altri, distaccato da quella normalità di azioni e reazioni che gli altri si aspetterebbero da lui, gli amici, che lo amano e lo rendono partecipe delle proprie esistenze perché in lui vedono una persona che sa ascoltare e della quale ci si può fidare.

E il tempo che Charlie impiegherà a comprendere, a governare la propria sensibilità, anche grazie all’aiuto dello psichiatra, ma soprattutto vivendo, diviene un prezzo inevitabile da pagare: amori, amicizie, occasioni andranno perse in quell’incapacità di agire, di prendere l’iniziativa, di dire agli altri ciò che si desidera e provare ad afferrarlo, andando oltre ciò che pensano gli altri, oltre ciò che si pensa di se stessi.

Proverà ad aiutarlo Sam, la ragazza che lui sente di amare e che più degli altri si rivela capace di cogliere la sensibilità dell’amico, al tempo stesso la sua dote più grande ma anche l’origine della sua “diversità”: nella vita non basta saper ascoltare, per rispettare se stessi e gli altri è necessario agire.

“E mi ha baciato. È stato quel genere di bacio di cui non puoi parlare a voce alta con i tuoi amici. Quel genere di bacio che mi ha fatto capire che non ero mai stato così felice, prima.”

Chbosky prova a dirci che i limiti di una persona di qualsiasi età stanno spesso in gran parte nel “non fare”, nel rinunciare all’essere, nel non osare, piuttosto che nella reale impossibilità di realizzare i nostri sogni: pensare che una cosa sia complessa, impossibile, la rende inevitabilmente tale pur non essendolo affatto.

“Noi siamo infinito” si rivela un romanzo in alcuni passi forte ma al contempo molto delicato, soprattutto nella narrazione e negli occhi del protagonista, perché nella storia di ogni vita prendono corpo inevitabilmente sempre entrambe le componenti: la purezza e la “perdizione”.

La struttura epistolare dell’opera con paragrafi brevi e uno stile, che si fa leggere con semplicità, rendono la lettura gradevole e mai pesante. Charlie scrive una serie di lettere ad un amico che non conosce direttamente, ma della cui vita ha sentito due ragazze discutere.

“E poi ho visto questa ragazza in classe: lei non mi ha notato, ma ho sentito che parlava di te con un’amica. E, anche se non sapevo chi fossi, ho creduto di conoscerti, perché mi sei sembrato una brava persona.”

Personalmente ne consiglio la lettura, ed a lettori di qualsiasi età perché, a differenza di quanto si potrebbe pensare trattandosi di una storia adolescenziale, nell’opera c’è tutto quel bagaglio di sensibilità, di esperienze, di sensazioni ed emozioni, che ogni uomo si porta dietro dalla nascita fino alla maturità. E leggendo, non sarà difficile trovarsi a ripensare a episodi più o meno lontani del proprio passato in cui abbiamo “non agito”, proprio come Charlie (per esempio quando durante il ballo non bacia Sam pur desiderandolo) e ancora oggi pensiamo che avremmo potuto fare diversamente. Non sarà così difficile trovare in noi stessi qualcosa di Charlie tornando a navigare in quel mare calmo, e a volte un po’ burrascoso, del nostro vissuto.

Consigliato caldamente.

Giancarlo Giuliani

 

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