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Lettera a un bambino mai nato (di Oriana Fallaci) - recensione di Ilaria de Lillo
Gli articoli - Le recensioni
Martedì 17 Luglio 2012 10:07

Non è una questione di femminismo, forse di religione, politica, filosofia ma sicuramente è un tema delicato: la maternità.

In questo capolavoro di poetica e introspezione psicologica, la Fallaci descrive il momento in cui una donna si trova a dover fare i conti con un altro, non è più sola ma c’è la prospettiva di una vita nuova. Una creatura che nasce e cresce nel proprio grembo, che un giorno avrà un volto e un nome, un sogno e un sorriso, una vita felice o infelice. Il destino di questo bambino dipende tutto dalla mamma, dalla sua capacità di amarlo e crescerlo. Ma la vita può essere un dono o un’afflizione? Che vita potrà avere un figlio in un mondo che non dà certezze, in bilico tra precarietà e pregiudizi, guerre e consumismo. Il vero dono per questo bambino allora potrebbe essere quello di non farlo nascere. E chi decide? Queste e altre domande si pone la protagonista del romanzo, della quale non si sa nome, età, storia, ma soltanto che porta avanti la gravidanza avuta dalla storia d’amore con un uomo finita male. Ed è rimasta sola. Sola con il suo bambino, che mentre cresce nel pancione vorrebbe potesse parlare e chiedere direttamente a lui cosa desidera. Il bambino non può parlare, forse non è ancora un bambino formato, e allora le pagine del romanzo scorrono veloci su questo monologo straziante sulla vita, la morte, la libertà di scelta. Il tentativo della donna è fare un discorso razionale su una materia di cuore, di passione, di impulsi e per questo il fallimento è dietro l’angolo. In un crescendo di drammaticità il monologo del flusso di coscienza della donna, s’interrompe quando viene circondata dal compagno maschilista e assente, il medico ottuso, l’amica femminista, personaggi che fingono di conoscere la donna ma che mai si sforzano di capire cosa sta provando, dall’alto del loro egoismo e cinismo. Così, da sola, la donna prende il coraggio di decidere: vita o morte? La sua scelta la porterà ad essere giudicata in un Processo in cui non ha un avvocato se non la propria coscienza. Vorrebbe che la sua creatura possa essere lì per difenderla, ma il piccolo non ha voce e a poco a poco il senso di angoscia e colpevolezza soffocherà anche la voce di lei. La penna impeccabile di Oriana Fallaci con questo romanzo unico nel suo genere, dà prova di intelligenza poetica e lascia al lettore la possibilità di fare considerazioni sulla materia del libro, complicata e affascinante al tempo stesso, un problema irrisolto da secoli. Che sia una scelta da fare secondo un credo religioso, o politico, o materialista, la maternità rimane un universo unico e ineffabile, comprensibile forse solo da parte di quelle lo donne che lo vivono. E l’autrice è stata maestra anche in questo. Ha saputo cogliere le sfaccettature del pensiero femminile e maschile, portandole su una pagina che nel corso del tempo è ingiallita ma è rimasta attuale come poche.

(recensione di Ilaria de Lillo)

 

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