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Gli articoli - Le recensioni
Giovedì 10 Maggio 2012 10:00

"La catastròfa - Marcinelle 8 agosto 1956" di Paolo Di Stefano - recensione di Marco Longo

Siamo abituati ad apprendere la storia dai libri di scuola. Ma ci sono eventi che non possono essere realmente compresi se non si "ascoltano" dal racconto diretto di chi li ha vissuti in prima persona, nel bene o nel male.

 

 

Il libro di Paolo Di Stefano sul disastro di Marcinelle dell'8 agosto 1956 è una testimonianza storica: difficile da trovare nei libri di scuola, raramente (e superficialmente) raccontata nella fiction di turno in occasione dell'anniversario, ma imprescindibile se si vuole tenere salda la memoria e l'onore di cittadini-eroi che non hanno indossato divise militari o combattuto per ideali politici. Semplicemente, eroi del lavoro. Gente che sessant'anni fa ha letto i famosi manifesti del governo italiano affissi nei paesini più sperduti e, soprattutto, più poveri: laddove era più facile per l'Italia reperire quella manodopera da sfruttare per garantirsi una sufficiente fornitura di carbone, in base ad un patto stipulato con il Belgio. Manifesti fatti di parole che promettevano facili ricchezze in breve tempo. Parole appunto. Ma nessun riferimento alle condizioni di sfruttamento estremo in cui si era costretti a lavorare nelle vene del sottosuolo del Bois du Cazier di Marcinelle, a più di mille metri sottoterra, piegati in cunicoli bassi e stretti dove il grisù (un gas altamente esplosivo che si sprigionava in seguito alla rimozione del carbone) esalava senza sosta. Paolo Di Stefano ripercorre i momenti drammatici attraverso la voce di chi quell'8 agosto era lì, a Marcinelle. È il racconto dei minatori che avevano terminato il turno di notte, ignari di ciò che sarebbe accaduto qualche ora dopo in quegli spazi angusti da cui erano appena risaliti. È il racconto straziante di mogli, figli, fratelli che in quel disastro hanno perso parte della propria vita e della propria ragione d'essere. Ma è anche il racconto di chi non ci sta: di chi spera ancora di avere delle spiegazioni, di capire i motivi di quel disastro e avere finalmente giustizia. E di quella gente che non riesce ancora a spiegarsi i motivi dell'assenza dello Stato italiano in tutti questi anni. L'Italia non ha fatto nulla per questi suoi eroi e buona parte di loro ha preferito stabilirsi definitivamente in Belgio anche dopo il disastro, non solo per bisogno ma forse anche per rabbia. Una sofferenza ancora più grande che si rischia di dare a questa gente è quella dell'oblio: si fa presto a ricordarsi di una tragedia in occasione del suo anniversario, ma si fa altrettanto presto a dimenticarsene. Ed è ancora peggio quando il primo a dimenticare è lo Stato.

Marco Longo

 

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