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"Il biglietto da visita" di Guido Lamonaca
Gli articoli - I racconti
Martedì 05 Ottobre 2010 08:07

Alcune volte nella vita accadono fatti insoliti che non si possono spiegare; sarà il tempo a chiarire le cose e a mostrare poi la strada; ma spesso questa non è quella che abbiamo immaginato, spesso porta in posti nuovi dove non siamo mai stati e, alcune volte, dove non vorremo mai essere giunti.

Sono in piedi davanti allo specchio del bagno. Osservo le mie rughe sulla fronte che appesantiscono il volto quel tanto da dare alla mia immagine il segno di un’ esperienza vissuta attraverso anni di lavoro, impegno e continui rischi. Tra le rughe scivola una goccia di sudore. Provo ad asciugarla con un fazzoletto di carta. Apro la finestra per far entrare il fresco della notte. E poi penso. Nella mia mente si affollano ancora  ricordi e immagini che faccio fatica a dimenticare.

Mi ricordo quella volta che siamo saliti con la squadra su per le scale; era tutto bruciato; il fumo denso e acre avvolgeva ancora i locali interni; allora abbiamo dovuto rompere i vetri delle finestre al primo piano. Sono venti anni che faccio il vigile del fuoco ma un fatto del genere non mi era mai capitato. L’appartamento era completamente distrutto, non si era salvato niente. Tutto era nero, fumante e consumato dalle fiamme. Per la coppia che viveva lì non c’è stato scampo. Due anime rimaste avvinghiate nel letto, carbonizzate. Cammino sul pavimento, stando molto attento a dove metto i piedi. E poi tutto a un tratto scorgo qualcosa per terra. E’ un pezzetto di carta; lo raccolgo. Tra le mie dita scorgo un biglietto da visita ancora intatto, non bruciato. Solo da una parte è leggermente annerito. “Sara C. – Consulente dello Spirito” poi il suo numero di cellulare, ma le ultime cifre non si leggono bene. Sono sorpreso; quasi non credo a quello che vedo. Un biglietto di carta non può uscire fuori da un incendio tale ancora integro. Nient’altro si è salvato. Solo un biglietto da visita.

Ritorniamo sui nostri passi. Guardo l’idrante sul marciapiede; un soldatino di acciaio fermo a presidiare l’angolo della strada e l’edificio accanto; lui non poteva fare niente; era da solo e noi siamo arrivati troppo tardi. Il fuoco ha portato via tutto e tutti. Si tutto, tranne un piccolo rettangolo di carta su cui è ancora impresso un nome. Forse è un segno. Devo scoprire a chi appartiene; sapere perché si trovava là per terra e perché non è stato divorato dalle fiamme.

I pensieri si agitano nella mia testa, mentre il corpo resta attaccato saldamente ai maniglioni dell’automezzo che ripercorre il viale a ritroso. Non sento più i miei colleghi accanto; non vedo più la strada. Tanti Ricordi fa. La storia del mio matrimonio. Una storia che ha anche una fine. Mia moglie mi ha lasciato perché colui che voleva accanto non era un eroe pronto a gettarsi tra le fiamme, a salvare bambini e persone indifese a rischio della propria vita. No, la persona che voleva accanto doveva essere normale, come quelle che incontro, come quelle che salvo, normale ma presente. Io invece non c’ero. Presente col corpo ma non con la testa. La mia testa era altrove. Rimaneva agganciata al mio lavoro, alle vite salvate, all’odore del fuoco; non riuscivo mai a staccarmi completamente dagli avvenimenti che la mia vita di pompiere costruiva ogni giorno disegnando un fitto mosaico in cui l’elemento comune, oltre alla mia adrenalina, era lo smarrimento e la gioia delle persone che abbracciavo e recuperavo alla vita.

Sono passati molti anni da allora e tanto tempo trascorso senza uscire con una donna. Sara C. Vorrei proprio conoscerla; mi piace questo nome. Sara. Ma come farò? Non posso chiamarla. Il suo numero di cellulare… peccato manchino le ultime cifre.

E poi è successo. Non so come. Sono riuscito a incontrarla. Ora Sara è davanti a me. Seduta. Aspettiamo insieme un primo. E’ molto bella; è giovane;  i suoi occhi esprimono la luce e l’allegria di una persona viva, vera. Mi sorride ed il suo sorriso mi inebria avvolgendomi completamente, dimenticando me stesso come la marea che nelle notti di luna piena sale fino ad abbracciare, nascondendola, tutta la spiaggia.

Le porgo il suo biglietto da visita. Mi ringrazia. Non lo ha smarrito, lo ha lasciato apposta. Consulente dello Spirito. Offre consigli speciali alle persone affinché queste possano trovare una strada; la strada. Ma quale strada? E perché il suo biglietto da visita stava in un appartamento distrutto dalle fiamme senza essere  per niente bruciato? Mi guarda intensamente negli occhi e dice: “Le persone alle quali mi rivolgo sono morte; sono anime strappate improvvisamente alla vita, come in un incendio, che nello spavento del momento, non riescono a trovare la strada verso l’aldilà. Io le aiuto a ritrovare se stesse e la strada che hanno smarrito. Anch’io sono morta e per questo posso aiutarle; come loro ho vissuto quello smarrimento e quella desolazione quando non trovi più nessuno e tutto è diverso da prima. Il mio biglietto da visita non perisce con un incendio o un’alluvione; così come il nostro spirito non muore dopo la morte del corpo.” Ora capisco. Lentamente il suo corpo si dissolve e comincio a vedere una luce chiara e nitida che, facendo breccia nel corpo, esce dallo spazio e dalla forma per manifestarsi in tutta la sua bellezza. Sono emozionato; fremo e comincio a sudare.

Ed in quel preciso attimo mi sveglio. E’stato solo un sogno. Accendo la luce e vado in bagno. Sento scivolare una goccia di sudore freddo tra le rughe della fronte. Provo ad asciugarla con un fazzoletto di carta. Apro la finestra per far entrare il fresco della notte. Poi ritorno a dormire. Sto per spegnere la luce quando ad un tratto il mio sguardo si ferma su un biglietto da visita lasciato sul comodino. “Sara C. – Consulente dello Spirito”. Un brivido mi percorre la schiena. Guardo il lampadario che comincia a oscillare, sempre più forte. Sento il pavimento tremare sotto i piedi. E la stanza si dissolve esplodendo in una nuvola di polvere, calcinacci e travi che cadono schiantandosi a terra.

Poi Silenzio. Ed il buio.

di Guido Lamonaca

 

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