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Liò Viaggio IN-Giappone (di Leonardo Romanelli)
Gli articoli - Le recensioni
Sabato 17 Marzo 2012 09:27

Dopo aver viaggiato in molti paesi nel mondo, ho sentito l’aspirazione di scrivere un diario di viaggio. Tutto è stato spontaneo e il fatto che sia stato scritto in Giappone è, probabilmente, solo un caso. Spesso, come tutti gli scritti degli esseri umani, riflette il modo di vedere dell’autore, le opinioni e i suoi condizionamenti. Ma l’idea di comporre il diario rifletteva la necessità di scrivere con attenzione, ma con distacco, tutto quello che accadeva fuori e dentro di me.

 

Mantenendo vivo lo scopo di rimanere distaccato, tutto è stato vissuto con estrema intensità percettiva, osservando e notando i minimi particolari delle cose e non tralasciando nessuno fra i più piccoli eventi trascorsi. Durante un viaggio in una cultura diversa da quella in cui si è vissuti per tanti anni, tutto viene scombussolato: corpo, mente, abitudini. È impossibile tornare da un viaggio e rimanere gli stessi di prima! Avendo un giusto atteggiamento, tutto può sembrare divertente ed eccitante, con molte sorprese, curiosità e intuizioni. Questo accade nella vita di tutti i giorni, ma quando si viaggia in altri paesi, in altre culture, tutto viene triplicato. È come se si vivesse un’altra vita in questa vita. Il viaggio non ha avuto alcuna programmazione, pianificazione e meta. Grazie a questa modalità si può vivere la bellezza della spontaneità, dove tutto si incastra come in un puzzle, momento dopo momento. I luoghi, le situazioni, le persone incontrate. Ognuno ti lascia qualcosa, un messaggio, un'emozione, un'intuizione. Viaggiare oggi non è molto difficile, ma vivere il viaggio è tutt'altra cosa. C’è, a questo scopo, un'associazione che permette di essere ospitati in aziende agricole biologiche a conduzione familiare, lavorare – collaborare - in cambio di vitto e alloggio. Oltre a lavorare a contatto con la natura, la cosa più bella è vivere e immergersi nella cultura del posto, in cui si incontrano persone semplici, a cui piace condividere tutto quello che possiedono, persone straordinarie. Inoltre, durante questo viaggio, ho potuto vivere la catastrofe dello Tsunami. Ero molto distante da Fukushima, circa a 800 Km. Non ho avvertito niente della scossa, ma ho potuto osservare e vivere la reazione dei Giapponesi di fronte ad una tragedia del genere. Coscienti di vivere in uno dei paesi più a rischio al mondo per questi eventi naturali, spesso catastrofici a causa dell’essere umano, ho potuto notare la freddezza, la solidarietà e l'organizzazione di questa cultura. Una signora giapponese mi ha raccontato che la figlia aveva perso la vita nel terremoto in Nuova Zelanda. Era un suo sogno andare in Nuova Zelanda ed è morta facendo quello che ha sempre voluto fare! Questo esempio può ben descrivere, secondo me, questo popolo incredibile.

Descrivere un viaggio con tanto distacco mi ha dato la possibilità di viverlo intensamente. Spero che ciò possa accadere a chi legge questo libro, e che possa condividere intuizioni, idee, curiosità ed altro ancora.

Buon Viaggio a tutti.


Un passo tratto dal libro...

"Eccomi a Tokyo! Ho imparato la prima parola giapponese: “misu”, che significa acqua. Faccio il primo tragitto in treno dall’aeroporto alla stazione centrale; sento i miei occhi stanchi, visto che non ho dormito in aereo. Con gli occhi chiusi in treno non ho la sensazione di stare in Giappone ed è la stessa sensazione di quando si viaggia nella propria nazione: il treno è treno! In effetti ad occhi chiusi si è soli in se stessi. Sono all’uscita della stazione, il clima è un po’ freddo, ma c’è il sole che mi accarezza la pelle del viso. Mi guardo attorno e osservo che la maggior parte della gente che mi circonda è giovane. Mentre aspetto che arrivi il mio amico Hiro, sento il mio stomaco che protesta e compro delle polpette di riso con miso e sesamo nero. Hanno un buon sapore. Sento del fumo di sigaretta arrivare al mio naso, ma non vedo nessuno. Ah, ecco: sotto di me c’è un angolino all’aperto, attrezzato per i fumatori con grandi posacenere. Bene! Vedo arrivare il mio amico Hiro: che bello rivederlo! Dopo aver far fatto un giro per alcune vie di Tokyo, che è grandissima, ci avviamo per andare sulle “Torri gemelle”. È il palazzo del governo e si può salire fino al quarantacinquesimo piano, senza pagare, ammirando la straordinaria città dall’alto. Mi è quasi impossibile descrivere a parole l’immensità della città, con le infinite luci che non mi consentono di vedere i suoi confini. Ho la sensazione che il cielo stellato si sia capovolto! Andiamo in un ristorante e mangiamo un piatto tipico giapponese, spaghetti, detti soba, con zuppa di miso e tofu."

 

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