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I mezzi volti (di Carla Cucca) - recensione di Augusto Galli
Gli articoli - Le recensioni
Monday, 08 August 2011 18:33
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I MEZZI VOLTI

 

recensione di Augusto Galli

Scorri le pagine e senti un suono di voci che si intrecciano, dicono e nascondono. Due livelli, due timbri. Il chiaro passaggio di parole da una bocca all’altra, l’oscuro ritmo di cuori che battono su tonalità irregolari.  Donne che confrontano, senza saperlo, in quel preciso momento ansie e certezze di sempre. La corsa disperata, fatale, imprescindibile, ad essere interamente nel femminile. L’impulso, liberatorio e sarcastico, a spogliarsi di sé, del corpo, per restare pensiero nudo, gioia nuda, nuda emozione.     Lisa e Norma: le migliori amiche. O le amiche migliori, uniche possibili? Con la protagonista che registra ogni variazione di clima, come il metereologo in attesa della prossima tempesta che porterà frescura e un pizzico di nuova elettricità. Qual è il cardine di questo racconto che, al pari di una vela lucida e mai stanca, o di una tenda à voile disposta tra la finestra e un giardino appena accennato, seguita a gonfiare e sciogliersi figurando in aria folletti e fantasmi? Il dialogo. Un parlare assiduo e necessario, un ricordarsi e ricordare le urgenze che vengono dal fisico e dall’immateriale. Il mascara per le ciglia ha la dolorosa imprudenza del bisogno di sapere di esistere: per un uomo, per una donna, per sé? Quindi il mascara inizia a dialogare, urge, rompe gli equilibri apparentemente così semplici - ragazza /ragazzo - fa capolino dagli occhi e invade, nero su bianco, un progetto di vita che ha bisogno di essere detto, ripetuto, ascoltato, assalito e blandito di parole. Il dialogo.  Scivola fuori dalle fessure che l’animo ha lacerato nella pelle, spande da cento aperture, scorre, bagna, risponde. Senza domande. Leggete questo stacco di giovani esistenze prese alla narrazione come a una missione: tutto procede per risposte, semplici, quasi sussurrate, senza il bisogno delle DOMANDE. Perché la protagonista si è fatta domanda e specchio: il racconto intero le ruota attorno senza sfiorarla mulinando risposte. La pelle al femminile, certezze, sogni, aspirazioni, e una dolce, lunghissima, tenera fila di parole che avrebbero il compito, se riuscissero, di quietare l’ansia, di sedare il dolore mestruale, di allargare sospiri fino ad allagarne cuore e desiderio. Anche figure di maschi. Così inermi,  materni. Emanano odori rancidi e parole datate, hanno il coraggio dei propri muscoli, densi di ricordi che non passeranno, necessari per essere abilmente trasformati da mani femminili in nuovi tormenti, nuovi interrogativi. Maschi come seconde pelli da rendere morbide anche con le parole. Un libro giovane, così facile e liquido che può accadere di berlo troppo in fretta. E poi sentire una sorta di ronzìo alle orecchie, un vuoto. Un consiglio: gustatelo lentamente. Ne vale la pena.

recensione di Augusto Galli

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