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La Bellezza e l’Inferno (di Roberto Saviano) - Il desiderio di un mostro a più mani e più occhi (recensione di Giuseppe Labate)
Gli articoli - Le recensioni
Monday, 04 April 2011 13:04
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“Voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia. Ma si può edificare la felicità del mondo sulle spalle di un unico bambino maltrattato? ”. Il libro “La Bellezza e l’Inferno” di Roberto Saviano insegna come bisogna trovare la forza di cambiare il mondo a cui siamo abituati, perché il nemico più scaltro non è colui che ci porta via tutto, ma colui per cui noi lentamente ci abituiamo a non avere più nulla.

Abbattendo tutti i muri del silenzio e dell’indifferenza, il libro è una raccolta di storie che trascinano il lettore dentro i luoghi e sotto la pelle dei personaggi. I capitoli in cui è stato diviso sono cinque, parlano, in ordine, di “Sud”, “Uomini”, “Business”, “Guerra” e “Nord”.

Leggendo un racconto dopo l’altro, è possibile giocare a pallone insieme a Lionel Messi, sentir cantare Miriam Makeba, tenere il sacco da boxe a Clemente Russo, detto “Tatanka Skatenato”, è possibile capire cosa sia “il petrolio bianco”, si arriva nel freddo della Svezia a leggere davanti a tutti i Premi Nobel un discorso importante e alla fine si entra in un ascensore di Mosca, anche solo per tenere una busta della spesa alla giornalista Anna Politkovskaja.

Poi chiudi il libro con la promessa di leggere il suo “Cecenia”.

Insomma, anche lo scrivere di Roberto Saviano è un continuo “prestare orecchio”, per aiutare il lettore a fare una scelta, secondo il senso delle parole di Italo Calvino: “L’Inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

252 pagine: questo lo spazio che viene dato dal libro, che però riesce ad “entrare nel tempo quotidiano di chiunque”. E lo spazio si dilata, sempre di più, lanciando un desiderio a pagina 243: “Il reporter è l’occhio, lo scrittore la mano e un po’ di mente, il giornalista l’occhio e un po’ di mano, il poeta il cuore, il narratore lo stomaco. Ma è forse giunto il tempo di generare un mostro a più mani e più occhi, un tempo in cui chi scrive possa invadere, coinvolgere, abusare di ogni strumento”.

“Le parole continuano ancora ad essere fondamentali, ma la solitudine di chi scrive e la pericolosità della parola sono ancora enormi”. E soprattutto al Sud, questo lo sappiamo bene.

Ma ci piace pensare che magari è possibile formare questa Grande Alleanza tra giornalisti, scrittori, poeti, reporter, dove ognuno di noi possa diventare braccio, gamba, occhio, schiena, stomaco e fegato di questo grandissimo mostro, che non viene per uccidere. Come in una poesia di Danilo Dolci, questo mostro viene per “sognare gli altri come ora non sono”, raccontare l’Inferno e mostrare quanto sia necessaria oggi la Bellezza, di un mondo migliore, un mondo diverso.

Perché no? Si sa, al Sud questo sembra quasi un sogno. Ma “ciascuno cresce solo se sognato”.

 

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