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Esiste uno scrittore che possa davvero essere ritenuto normale? Sembrerebbe proprio di no...
Gli articoli - Parliamo di letteratura
Wednesday, 16 September 2015 14:18
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La scrittura richiede per definizione un impegno quotidiano, una forma di devozione che finisce per assumere i tratti dell’ossessione e della compulsione...

Senza addentrarci in analisi psicologiche improbabili e con l’evidente gusto dell’esagerazione, sembrerebbe che lo scrittore in quanto tale non possa essere esente dall’avere manie, insomma che non possa essere considerato pienamente normale! Jack London, per esempio, doveva assolutamente scrivere 1.000 le parole ogni giorno della sua vita. La quota giornaliera di Stephen King è invece di 2.000 parole, mentre Thomas Wolfe si fermava soltanto dopo averne raggiunte 1.800. Anthony Trollope, iniziava la giornata puntualmente alle 05:30 e scriveva 250 parole ogni 15 minuti. Che stress!

Truman Capote, invece, non iniziava e non terminava mai un libro di venerdì. Il numero della stanza d’albergo non doveva per nulla al mondo contenere il numero tredici se anche il suo telefono aveva il numero tredici. E in aggiunta, non lasciava mai più di tre mozziconi di sigarette nel posacenere: quelli in più li faceva sparire come poteva. Non da meno pare fosse Friedrich Schiller, ben conosciuto da Goethe. Pare che una volta Goethe si fosse seduto alla scrivania di Schiller e, in attesa del ritorno del suo amico, avesse iniziato a scrivere qualche appunto. Un odore sferzante possedeva la stanza. Goethe, tentando di capire da dove provenisse, avrebbe scoperto che il cassetto della scrivania era pieno di mele marce. Ciò che per lui era insopportabile, per Schiller pare fosse un aroma trascendente, fonte di ispirazione, tale da – a dire delle moglie – non poter vivere o lavorare senza di esso.

Virginia Woolf scriveva due ore e mezza ogni mattina su un tavolo alto 3 piedi e mezzo con un’angolatura che le permetteva di osservare il suo scritto da vicino e da lontano. Scriveva seduta o in piedi (per rivalità con la sorella Vanessa che in piedi dipingeva). Pare che avesse addirittura ideato una tavoletta di compensato cui aveva attaccato penne e inchiostro per avere sempre disponibile ciò che le occorreva e non interrompere il flusso creativo.

Edgar Allan Poe non si separava dal suo gatto Catterina che riteneva la sua musa letteraria: le sue fusa significavano approvazione per quanto scriveva. Flannery O'Connor si circondava di anatre, tacchini e quaglie. James Joyce, infine, scriveva sdraiato sul letto a pancia in giù con una grande matita e vestito solo con un camice bianco.

Si potrebbe andare avanti all’infinito o quasi, ma per questo, consigliamo di leggere il libro in lingua inglese “Odd type writers” di Celia Blue Johnson.

 

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