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"Terra Venduta- Così uccidono la Calabria" di Claudio Cordova (recensione di Giuseppe Labate)
Gli articoli - Le recensioni
Monday, 29 November 2010 12:19
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“Uno scenario dantesco. Mi indicavano le abitazioni : in quella casa ne morirono tre, in quell’altra due, da quell’altra parte ancora due”. Siamo a pagina 84 di “Terra Venduta”, a parlare è il Procuratore Bruno Giordano. Sta indagando sullo strano caso del Torrente Oliva, che presenta zone con valori radioattivi superiori alla norma, anomalie magnetiche e una temperatura di 5-7 gradi superiore a quella dei terreni circostanti. Deve capire perché poi la gente muore.Per alzare il velo che copre questa verità, nel gennaio 2010, il capo della Procura di Lagonegro va a comprare un pollo, venduto al supermercato e fa alcune analisi. Viene riscontrato un alto tasso di ferro, 40 volte superiore alla norma. Viene fuori che era dovuto all’acqua che beveva.Poi c’è l’affondamento misterioso di una nave, la Rigel, nel 1987. Si parla di “penetratori”, grandi siluri riempiti di prodotti radioattivi, che, lanciati in mare, con la forza di gravità, affondano e restano conficcati nei fondali. C’entrano qualcosa col resto? Le intercettazioni dicono che la mafia pensa che “lo Jonio è buono, perché è molto profondo”.  La motonave infatti affonda senza dare SOS, a bordo si volatilizzano tutti. Perché? Tutto premeditato? Una strana intercettazione criptica dice: “Il bambino è nato. Si, stamattina presto”. Si riferisce alla motonave Rigel, confesserà quell’uomo. Ma cosa sta succedendo? 

Le indagini cominciano nel 1994 e Cordova mette a posto tutti i tasselli mancanti. La mafia fa affari sullo smaltimento dei rifiuti radioattivi: li infossa a mare, li smista nelle zone di terraferma abbandonate o addirittura li riutilizza per costruire edifici pubblici o scuole. Questa è la verità. Una delle tante inchieste che appare nel libro, quella  delle Montagne Nere, “Black Mountains”, si può riassumere così come dice l’autore : “Una fabbrica produce scorie. Scuole e piazzali di Crotone, parcheggi, strade, case e opera pubbliche costruite con scarto industriale, rifiuti tossici e  sostanze cancerogene.[...] 350.00 tonnellate per costruire tre cortili di scuola [..]”. A pagina 101, la nota dolorosa: “I genitori di molti bambini  di Crotone le tentano tutte per salvare i propri figli. Glieli hanno avvelenati. Andavano a scuola ogni giorno, non potevano pensare di poggiare i piedi su un immenso tappeto di scorie tossiche, non potevano pensare di respirare veleno per diverse ore della giornata. Adesso molti sono affetti da patologie tumorali. Le sostanze-  zinco, cadmio, nichel-  gliele hanno trovate nello stomaco, nei capelli”. Una di queste scuole, purtroppo profeticamente, si chiama “Lucifero”.

Come avverte l’autore, “la forza della ‘ndrangheta sta nell’essere invisibile”, bisogna quindi fare luce. E ogni pagina abbaglia, quando Cordova, con una scrittura rapida ed efficace, scrive che le “navi che partono, non arrivano da nessuna parte”, che “nel Torrente Oliva passano  4-5 giorni tra diagnosi e decesso” e quando racconta storie di ingiustizia e morte.  La più tragica  sicuramente è quella dei due cugini di Soverato, Augusto e Fausto Squillacioti, che vanno a pesca insieme, in un tratto di mare dove prima erano stati recuperati alcuni fusti gialli buttati da una nave. Loro forse non lo sapevano. “Tirando le reti si ritrovano in mano una strana palla di fango. Appena toccata, avvertono forte prurito, lacrimazione, bruciore terribile alle mani. Poco tempo dopo Augusto si ammala e muore di leucemia mieloide. Anche Fausto contrae la stessa malattia, ma si salva con un trapianto di midollo”, ci racconta l’autore.

Il grande merito di Claudio Cordova è quello di portare in vita le storie, di fare uscire le carte giudiziarie dalla Magistratura e di trasmetterle al lettore con tutta la loro dura forza e problematicità. Tra i fascicoli del magistrato Alberto Cisterna, il lettore può leggervi l’intercettazione fatta a due malavitosi, sul problema accennato da uno sull’ammorbamento delle acque. L’altro lo rassicura in questo modo: “Ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi che con quelli, il mare andiamo a trovarcelo da un’altra parte”. Agghiacciante. 

Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Natale De Grazia, Mauro Rastagno: sono solo alcuni dei “curiosi” fatti tacere per sempre, nell’abisso senza ritorno della morte. Avevano raccolto documenti e facevano troppe domande scomode. Per tutto il libro, si ha la voglia di conoscere, sapere e chiarire ogni mistero. E soprattutto rendere giustizia a loro. Come nel caso della famosa agenda rossa di Paolo Borsellino, “chi cerca la verità, ha un taccuino”. Bene, Claudio Cordova l’ha scritta in questo libro. Leggetelo.

  

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