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da Indian Killer (di Sherman Alexie)
Gli articoli - I passi dei libri
Friday, 05 July 2013 13:13
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Lenzuola sporche. Un ospedale dell'Indian Health Service alla fine degli anni Sessanta. In una riserva qualsiasi. Una qualsiasi o una particolare. Antisettico, cinnamomo e altri odori più fradici. Su e giù per le corsie, grida anonime...

Pavimenti in linoleum passati con acqua grigiastra. Lo straccio puzza di sesso rancido. Pareti imbiancate dieci anni prima, ormai scrostate e gialle. Una vecchia indiana su una sedia a rotelle canta a se stessa canti tradizionali battendo il tempo sul bracciolo, l'indice destro che batte, che batte. Pausa. Tap, tap. Un telefono squilla lacerante dietro un uscio sottile con la scritta PRIVATO. Venti letti disponibili, venti letti occupati. Sala d'aspetto, c'è un indiano giovane seduto su un divano con la testa tra le mani. La sala degli infermieri, due uffici dei dottori e una caffettiera bruciacchiata. Un vecchio indiano con i capelli bianchi lustri senza trecce spinge per la corsia l'ampolla della sua fleboclisi. È scalzo e confuso, cerca un paio di mocassini che ha perso quando aveva dodici anni. Cataste di giornali e riviste regalati da qualcuno, vecchi di mesi e anni, pagine mancanti. In uno degli ambulatori una famiglia di quattro indiani, madre, padre, figlio e figlia, tutti tossiscono silenziosamente sangue nei fazzoletti. Dietro la porta PRIVATO il telefono continua a squillare. Un edificio di calcestruzzo, finestre spesse che distorcono il paesaggio, pini, asta di bandiera. Una Chevrolet del 1957 parcheggiata alla carlona, il portellone spalancato, il motore ancora acceso, il sedile posteriore umido e macchiato di sangue. Adesso è vuota.


La scheda...

A Seattle, uno spietato serial killer semina il terrore fra i bianchi, scalpando, mutilando e divorando in parte le vittime, firmando poi i massacri con due piume insanguinate. La caccia all'inafferabile maniaco, denominato Indian Killer, dà fuoco alle polveri dell'odio razziale, scatenando una feroce guerriglia urbana. In questo acceso contesto si muove la storia personale del complesso protagonista, John Smith, indiano d'America a dispetto del nome - peraltro altamente simbolico - impostogli dalla coppia di bianchi che l'ha adottato il giorno dopo la sua nascita e nel cui mondo non si è mai integrato. Chiuso e solitario, alla disperata ricerca delle proprie origini, è profondamente lacerato da una sorta di doppia identità che ne mina la salute mentale. Attorno a lui, una galleria di personaggi che, ciascuno a suo modo, assurgono a emblema di un preciso atteggiamento di fronte alla questione razziale e tra i quali spicca la generosa Marie, combattiva indiana Spokane, attivista politica, definita dal New York Times Book Review "il più originale personaggio femminile inventato da Sherman Alexie".

 

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