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Il commissario Martini e i Delitti senza determinante causa (di Bartolone & Messi, Angolo Manzoni) - recensione di Massimo Rondi
Gli articoli - Le recensioni dei lettori
Wednesday, 19 December 2012 08:21

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Un giallo baltariano, i "Delitti senza determinante causa" di Bartolone & Messi, 20° indagine del personaggio ideato da Gianna Baltaro (Edizioni Angolo Manzoni).
Gli Autori proseguono lo stile inaugurato dalla scrittrice subalpina, indiscussa maestra del genere, di cui sono i più diretti discepoli: giallo torinese gentile, sabaudo, gozzaniano.
Nella Torino anni '30 ormai prossima allo scadere del decennio, un pittore dissoluto ma a suo modo leale viene trovato cadavere a Palazzo Graneri, allora come ora tempio dell’arte torinese. L’ex commissario Martini si sente troppo coinvolto dai ricordi che lo legano a quel luogo, e volentieri tornerebbe nel podere di Diano d’Alba a curare i suoi vigneti. Ma l’amicizia per il commissario capo Ferrando, che chiede l’ausilio del suo savoir-faire e del suo intuito, lo trattiene. Ha inizio così un’indagine dall’andamento lento, ma solo inizialmente, che prende velocità come un treno - non casuale la copertina di Alfonsetti - e porta Martini a investigare il mondo dell’arte torinese, studiando ogni indizio utile per scoprire un colpevole e rendere giustizia a una vittima. Non sarà così facile, forse neppure possibile. La trama è affascinante e ambiziosa, sospesa tra passato e presente. L’intrigo giallo c’è e tiene, baltariano nella puntigliosità.
Per Bartolone & Messi il gusto per la narrazione non è inferiore all’intento di rendere onore all’amica scrittrice, perpetuandone il ricordo, e alla città d’ambientazione, salvando dall’oblio una gran parte delle sue buone cose. Il riferimento alla Baltaro si fa citazione di lei, che qui compare addirittura come se stessa, giornalista di nera audace e garbata. E hanno molto spazio la storia, le vie, l’arte, massimamente il Futurismo. Se Martini è sempre il protagonista - nella convinzione che Gianna non lo volesse far morire: investigatore sopravvissuto a una sparatoria, al pensionamento anticipato, alla vita agreste - il commissario capo Ferrando si staglia roccioso come il Maigret di Simenon, tanto quanto il collega è raffinato.
Le indagini, gli interrogatori sono equamente divisi tra i due investigatori. Sarà un complotto internazionale? oppure il solito “batuffolo d’ovatta ripieno di cimici, di veleni, di rancori” per dirla con Bruno Quaranta? La soluzione spetta ad Andrea Martini, in un crescendo di consapevolezze che conducono alla sorprendente catarsi finale.


(a cura di Massimo Rondi)

 

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