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Dai cani (di Helle Helle, Atmosphere) - recensione di Rosa Giuliani
Gli articoli - Le recensioni
Sunday, 21 October 2012 18:25
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Nella vita di Bente non c’è più spazio per nulla. Sola, alla fermata di un autobus che non è destinato ad arrivare, alla ricerca di un posto dove piangere. Non ha programmi, non può. Segue gli eventi. E seguire gli eventi a volte è proprio quello che serve...

Questa storia ha la forza e il carattere di una storia che potrebbe succedere ad ognuno di noi, o forse è già successa. Ecco perché dopo aver iniziato a leggere “Dai cani” non si può più smettere. Chi non è mai stato alla fermata di un autobus senza avere avuto particolare interesse per l’arrivo dello stesso? Solo per il desiderio di vuoto, per il desiderio di mettere un punto chiaro tra tutto quello che c’è stato prima e quello che ci sarà poi. Chi non ha mai sentito il desiderio di svuotarsi di tutte le cose inutili che ha raccolto nel tempo? Bente ce l’ha quel desiderio. Alcuni lo chiamano esaurimento, ma forse questa parola non rende quello che veramente succede. Esaurimento indica la fine, ed è vero anche questo c’è, ma quello che Bente vuole in fondo è un nuovo inizio… asciutto, nitido, netto. E lo trova nelle azioni normali, basilari cui spesso non prestiamo attenzione, confusi da altro… un buon sonno, un buon pasto, una doccia e la regolarità delle azioni più semplici, non per obbligo, ma per piacere, quasi fosse un ritorno agli istinti basilari: mangiare per fame, dormire per stanchezza, conversare per piacere. La scrittura del libro è l’unica che avrebbe potuto accompagnare la storia di Bente, asciutta, nitida e netta pure lei, a tratti rigida come quel vento freddo che c’è alla fermata dell’autobus, ma anche essenziale e necessaria, come il silenzio nella landa danese, che sembra fare tanto bene all’animo. Si riesce a sentire il freddo sulle proprie guance quando Bente si muove in bici e si ha voglia di pane e formaggio o una buona tazza di caffè quando Bente ne prepara per sé. L’autrice, Helle Helle, scarta con sapienza inutili parole per portare davanti agli occhi del lettore una storia bella e verosimile, che fa bene a tutti. Piacevole lettura che inneggia alla semplicità delle azioni e della parola. Da non perdere.

(a cura di Rosa Giuliani)

 

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