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Nessun requiem per mia madre (di Claudiléia Lemes Dias, Fazi Editore) - recensione di Emilia Basile
Gli articoli - Le recensioni
Saturday, 07 July 2012 08:14
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"Nessun requiem per mia madre" è un libro da leggere tutto d'un fiato. Una figura di una madre ingombrante, piena di sé, che non vede altro che se stessa e non sente le esigenze degli altri.

Ha un nome che rivela tutta l'ipocrisia della ricca borghesia romana: "Genuflessa De Benedictis". E questo è un libro sull'ipocrisia. Ipocrisia che si ritrova in ogni capitolo all'inizio, poiché cominciano appunto con uno dei dieci comandamenti. L'ipocrisia investe anche la religione, sminuita del suo valore alto e spirituale. Di teologia non ve n'è più. Di amore per il prossimo nemmeno. E questa ipocrisia è tutto ciò che la società dovrebbe abbattere: formata da luoghi comuni da sfatare, specialmente sulle nuore straniere. Ho letto questo libro di un fiato. Non ci si ferma nemmeno a volerlo. Ti fa entrare dentro il racconto. Il suo stile chiaro e deciso mi ha fatto entrare subito in contatto con i personaggi. Il dialogo striminzito fa riflettere molto sull'incomunicabilità di questi tempi. Anche e forse soprattutto nelle famiglie. Perché è la storia di una famiglia. Una delle tante che fa finta di essere "normale" e invece, non lo è. Tanti piccoli dettagli fanno comprendere quanto la potenza di questa madre abbia intaccato i rapporti con gli altri membri della famiglia, non solo quella fatta da madre, padre e i tre figli, ma anche con i parenti. Che all'inizio si recano al funerale, con la solita litania, come se fosse una cosa abituale, senza alcun sentimento verso la ormai defunta Genuflessa. L'enorme matriarca fa pensare, proprio per il rapporto che ha con il figlio Franco, alla madre di Amleto, Gertrude. Anch'essa omnipresente nella mente del figlio, tanto da essere l'unica donna con cui Amleto abbia mai avuto un "rapporto". Ofelia è un contorno, resta sempre una possibilità sciupata. Ofelia è la "gallina". Gertrude è "l'aquila". Come nella litania che si sente nel libro: "Tutte le donne sono delle galline, di aquila ce n'è una sola: la mamma." Pensiero ossessivo che fa da filo conduttore per tutto il romanzo. Un romanzo di cui le immagini restano nella mente, ma allo stesso tempo è come se fossero dipinte in acquarello. Con colori evanescenti. Nuance che riportano alla mente colori non profondi, colori superficiali, come è la vita dei protagonisti. Ed è questa una ulteriore condanna della nostra amata e civilissima società. L'uomo in questo romanzo riflette l'archetipo dell'uomo moderno. Incapace totalmente di affrontare le sue crisi interiori, sminuito nel suo valore di patriarca, ha abdicato il suo trono, soprattutto nella figura di Massimiliano (padre di Stefano, Aldo e Franco). Probabilmente perché la madre è tanto "mascolinizzata" da far sì che spariscano tutti gli altri esseri di sesso diverso dal suo. Non a caso ha dato la vita a tre uomini, quasi fosse incapace di generare delle donne.

(recensione di Emilia Basile)

 

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